Società

Giornata Mondiale del Rifugiato 2018! #WithRefugees

Oggi 20 Giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dall’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR). Questa giornata si celebra dal 2001 e ricorda il 20 giugno del 1951, giorno in cui l’Assemblea Generale (organo dove risiedono tutti gli stati membri delle Nazioni Unite) approvò la Convenzione di Ginevra relativa allo status di rifugiato. All’interno di questa Convenzione è contenuta la definizione di “rifugiato” e delle regole di comportamento per tutti gli Stati che si sono impegnati a rispettarla.  In Italia la Convenzione è attiva dal 1954.

Chi è un Rifugiato?

[Art.1 A] “chiunque … nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori del suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”.

In breve, chiunque si sente costretto a fuggire dal luogo in cui vive perché teme per la propria vita.

Questa definizione risale  a quasi settant’anni fa, e purtroppo non ha perso il motivo d’esistere, anzi andrebbe aggiornata. Infatti c’è un nuova categoria di rifugiati che non rientra in questa definizione, i “rifugiati ambientali”, ossia coloro che sono costretti a lasciare il luogo dove vivono a causa dei cambiamenti climatici. L’aumento di terre desertiche, periodi prolungati di siccità e fenomeni catastrofici come alluvioni rendono la vita di molte persone sempre più difficile. Cosa faresti se fossi nato in una famiglia di agricoltori che sopravvive grazie al raccolto e alla sua vendita, e questo raccolto fosse sempre più scarso anno dopo anno? Cosa faresti se la tua casa rischiasse di essere distrutta ogni anno durante la stagione delle pioggie?

Quanti sono i rifugiati nel mondo?

Gli ultimi numeri ci dicono che le persone con lo status di rifugiato nel mondo sono circa 22 milioni. In realtà il numero di persone che è stato costretto a lasciare la propria casa è di oltre 65 milioni. Negli anni il numero di rifugiati è aumentato invece che diminuire.

#WithRefugees

Quest’anno l’UNHCR ha indetto la campagna #WithRefugees per sensibilizzare la popolazione, e invitare a firmare una petizione “con la quale l’UNHCR chiede ai governi di garantire che ogni bambino rifugiato abbia un’istruzione, che ogni famiglia rifugiata abbia un posto sicuro in cui vivere, che ogni rifugiato possa lavorare o acquisire nuove competenze per dare il suo contributo alla comunità”

In Italia in questi giorni ci sono diverse iniziative per far conoscere alle persone le storie di chi fugge da guerra e violenze.

Il crescente sentimento d’odio in Italia.

Credo che quest’anno più che mai, questa giornata debba invitarci a rifletterci sulle affermazioni che facciamo o che sentiamo in giro riguardo i rifugiati e in generale i migranti. Ricordiamoci sempre che parliamo di persone, di esseri umani.

Negli ultimi anni in Italia è cresciuto sempre di più un sentimento d’odio verso chi arriva nel nostro paese in cerca di un futuro migliore. Da oltre dieci anni, l’Italia è il primo paese d’arrivo per coloro che provengono dai paesi africani e del medio oriente e che voglio entrare nell’Unione Europea. Persone che non trovando vie legali per scappare dai loro paesi, si mettono in viaggio lungo rotte lunghe e pericolose pagando i trafficanti di uomini. Le immagini di barconi pieni di persone che arrivano sulle nostre coste, in particolare in Sicilia e Calabria, sono diventate così all’ordine del giorno che non scatenano più sentimenti di compassione e solidarietà, ma sentimenti d’odio e d’invasione. L’Italia non ha saputo gestire bene la presenza dei nuovi arrivati sul territorio e di contro gli altri paesi dell’Unione Europea si sono mostrati molto poco solidali. Ai problemi di natura giuridica si sono aggiunti quelli di natura gestionale. Lo Stato Italiano ha pensato di risolvere il problema chiedendo aiuto ai privati, “appaltando” a associazioni e cooperative vitto e alloggio per molti richiedenti asilo. Purtroppo la situazione è sfuggita al controllo, oserei dire. In molte città e paesi italiani ci sono persone che vivono mesi in attesa di riconoscimento senza avere un’occupazione durante il giorno. In moltissimi casi queste persone non sono inserite in percorsi d’integrazione. Gruppi di ragazzi giovani e forti vagano per le strade senza sapere come passare le giornate. Tutto questo genera paura. La paura scatena l’istinto primordiale dell’autodifesa per la sopravvivenza, che si traduce in odio e violenza.

Troppo spesso vengono pronunciate ormai parole di odio e violenza a cuor leggero. In primis chi governa e ha la responsabilità di uno Stato, dovrebbe ponderare le parole e i toni. È responsabilità di chi governa trovare soluzioni ai problemi reali che si sono creati e non fomentare sentimenti d’odio e violenza tra la popolazione.

Come sempre mi auguro che ci sia un futuro migliore dove il  numero dei rifugiati diminuirà, dove ci sarà più pace e benessere per tutti.

Noi nati in Italia, e in Europa, siamo fortunati, da settant’anni abbiamo la pace. Ricordiamoci però che la pace non va data per scontata, anzi bisogna lavorare per mantenerla e alimentarla.

Un saluto e a presto

Susanna

PS

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