Società

Autobus: scene di violenza e rabbia quotidiana

Ieri pomeriggio stavo tornando a casa in autobus ed ho assisto ad una scena per me quasi surreale, di quelle che gli sceneggiatori non arrivano a pensare.

Premetto che ero seduta nella parte posteriore del bus, dove ci sono 4 sedili disposti in modo frontale disposti (due di fronte ad altri due, chi sa come sono fatti gli autobus dell’ATAC a Roma dovrebbe aver capito). C’era una signora seduta al sedile a fianco al mio (circa 60 anni), di fronte a me un’altra signora (più giovane, tra i 30 e i 40 anni circa) e al suo fianco un ragazzo (circa 30 anni). Davanti alla porta posteriore due persone viaggiavano in piedi, come in attesa di scendere a breve (un uomo e una donna).

Ad un certo punto, dalla porta posteriore, sale una Signora che è infastidita dalle due persone in piedi davanti alla porta, perché ostacolano un po’ la salita. La signora con fare stizzoso cerca il passaggio per salire e fa notare alle due persone ferme davanti la porta che quella è la porta per salire e non per scendere.

In teoria negli autobus ATAC si dovrebbe sempre salire dalla porta anteriore vicina al conducente o da quella posteriore, mentre si dovrebbe scendere dalla porta centrale. Purtroppo nessuno rispetta mai questa regola, soprattutto quando l’autobus è molto pieno. Ieri però non era questo il caso, l’autobus era quasi vuoto rispetto ai normali standard.

la “protesta” della Signora che sale non viene accolta bene dagli altri passeggieri. Sia le due persone in piedi di fronte la porta, che quelle sedute intorno a me, iniziano a commentare l’accaduto. (La Signora gli era sembrata una persona un po’ agitata ed aveva disturbato il loro tranquillo viaggio).  in breve tempo, il commentare diventa pieno di parole di rabbia e violenza. La signora a fianco a me e il ragazzo di fronte concordano sul fatto che l’altra Signora in piedi davanti la porta avrebbe dovuto farle lo sgambetto e farla cadere.

Nel frattempo la signora che aveva “protestato” si trova all’altezza della porta centrale ed è scende un paio di fermate dopo. Quando scende, vedendola passare, continuato ad insultarla (non ricordo le parole precise) per rafforzare il fatto che “è una fuori di testa”. Inoltre la Signora accanto a me ci tiene anche a precisare che è vestita male, e quindi ricola. Tra l’altro poi, sempre la Signora accanto a me, continua a “fare la paladina della giustizia” (consentitemi questo modo di dire) e a raccontare alcune sue gesta eroiche passate.

In tutto questo frangente, io sono rimasta spiazzata e devo ammettere di non essere riuscita a dire niente. Ho assisto alla scena in modo incredulo, un processo immediato in 5 minuti. Nessuno ha preso in considerazione il fatto che magari la Signora che saliva potesse in qualche modo aver ragione, ma magari il modo con cui si era rivolta era stato un po’ esagerato. Nessuna attenuante le è stata concessa.

La velocità in cui 3-4 persone hanno concordato che quella Signora meritava di essere fatta cadere, e quindi farsi male, è incredibile. Un accanimento che non ho compreso, e che non ho trovato giustificato.

Tra l’altro, le parole della Signora seduta accanto a me sono state le più sconcertanti. È stata lei ad iniziare a fomentare il tono violento e rabbioso, e a trascinare gli altri nel discorso. La Signora in questione è anche una madre di famiglia e una nonna (lo so perché ho sentito una sua telefonata pochi minuti prima). Cosa potrà mai insegnare ai suoi nipoti? Credere che sia giusto fare lo sgambetto ad una persona e farla cadere, solo perché ti si è rivolta in un modo che non approvi, è inconcepibile.

Quando assisto ad episodi del genere, mi rendo conto di quanto il nostro paese non abbia ancora sviluppato il senso civico e di rispetto reciproco.

Susanna Stravato

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